Il Festival

Come nasce b-book: le ragioni del cuore

Il festival nasce da un incontro giocoso, quasi casuale, tra le organizzazioni che gestiscono la Città dei Ragazzi e i due direttori artistici del festival, Jole Savino e Michele D’Ignazio, dal desiderio comune di giocarsi una sfida: quella di portare sul nostro territorio un evento capace di promuovere la letteratura per ragazzi.

B-book nasce anche da una passione e da una ricerca comune, da un confronto serrato tra diverse organizzazioni che sono diventate partner del progetto e che dentro l’idea del b-book dedicano sforzi e tempo, mettendo in campo in modo creativo il loro lavoro quotidiano a favore della promozione della lettura. Con i propri partner, b-book ha la necessità di condividere un percorso comune e leale, in cui ognuno ha la possibilità di percepirsi come “compagno di viaggio” dell’altro. B-book, nel suo piccolo, lascia fuori dalla propria porta ogni tensione egemonica: vuole essere un gioco sano e divertente, nel rispetto delle peculiarità di chi decide o di chi non decide di accettare le regole del gioco.

Cosa non è e cosa è b-book

B-book non è una fiera del libro e non è neanche una fiera dell’editoria. È un evento culturale che mira ad avvicinare alla lettura attraverso la possibilità di esperire un rapporto diretto ed interattivo tra scrittori e giovani lettori, che possono, così, toccare con le proprie mani e con i propri occhi i contenuti letterari, in forma laboratoriale, facendoli propri. Esplorare la meraviglia di un racconto, entrare nella musicalità di una filastrocca o di una poesia, farsi attraversare dalle inedite potenzialità di una illustrazione,  vivere il libro come strumento quotidiano e familiare in grado di aprire nuovi orizzonti: questo è quello che b-book propone al suo pubblico naturale, i bambini e i ragazzi delle scuole dei nostri territori.

I dati ci parlano di un sud in cui 7 bambini su dieci non leggono libri, in cui gli studenti conseguono i peggiori risultati circa le competenze nella lettura. B-book, nel suo piccolo, si pone l’obiettivo di individuare strategie e processi in grado di contrastare questo gap, di fare assumere impegni a chi ha responsabilità nell’educare affinché tutti imparino ad amare la lettura “non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.

Le ricerche ci dicono che la maggior parte dei lettori diventano tali per una serie di motivi: in primis perché da piccoli hanno avuto adulti di riferimento in grado di incoraggiare la lettura e, in seconda battuta, perché hanno avuto un’esperienza scolastica in cui la lettura è stata promossa come piacere. B-book, dunque, trova le sue ragioni e la sua cornice di senso nel voler rappresentare un piccolo seme, una piccola opportunità in questa direzione.

Come vive b-book

B-book è un festival che si autofinanzia. Non vanta, al momento, alcun finanziamento pubblico, se non nella misura di piccoli contributi che arrivano da enti pubblici o da organizzazioni nazionali e che coprono non più del 10% delle spese sostenute. B-book, quindi, vive di lavoro volontario e appassionato.

B-book non chiede contributi economici ai propri partner locali: condivide con essi una operatività volontaria.

B-book ha individuato nel tempo dei piccoli sponsor commerciali: attraverso il loro sostegno sono coperte circa il 15% delle spese complessive

L’ingresso al b-book festival prevede il pagamento di un ticket simbolico e non particolarmente oneroso per le scuole e le famiglie, in modo da garantire a tutti la possibilità di prendere parte alle iniziative.

B-book non prevede l’affitto di spazi ad editori, ospita al proprio interno le librerie cittadine con lo scopo di offrire la possibilità di reperire, all’interno dell’area festival, i libri degli autori che i bambini e i giovani incontrano nei laboratori e nei workshop.

Perché B-Book?

I direttori artistici

L’organizzazione

La Città dei Ragazzi

Per le scuole